il mare

vuoi correre con me?
giù da una rupe andiamo.
là sotto c’è il mare,
vedrai, sarà bello sparire.
corri con me, dai.
l’erba umida dalla notte prima,
i piedi scalzi e verdi.
finiscono gli alberi, un salto e via.
tenendosi per mano.
un attimo, un abbraccio.
del mare solo le onde.
si, corri con me! io correrò con te.
eccheccazzo!

buio è il buio

silenzi, l’alba, un lupo nascosto.
un abbraccio negato, una cena rimandata.
la vita va avanti, le priorità sono altre.
evidentemente un interesse asincrono.
servi e servitori. amanti e concubine.
poco rispetto per chi ti cerca, forse.
e cose che non capisci, fanculando sorridendo.
ciclico, ripetuto, gotico risalire, rapido nel vuoto, per ricadere nell’abisso.
nella stessa alba, nello stesso silenzio.
lo stesso lupo, ma non in agguato. solo in difesa, di se stesso, del suo branco.
guardo la finestra, e vedo l’oltre. già, con solide basi, fondamenta massicce, ma con il tetto di legno, fragile al fuoco. telaio nel muro, inutile scimmia di una solidità apparente. eccheccazzo.

fuggi

giro in giro, confinato, nel cortile. affacciata vedo la tua faccia stanca. sono nel buio, tu non mi vedi. immagino, solo immagino, il calore della tua stanza. le luci, sul camino, e l’albero adorno. vedo i tuoi silenzi, di bambina fuggita. sento i tuoi pensieri abbandonati, ma che ti seguono, come i barattoli la macchina, legati. tu credi, si, certo, tu credi di poter dominare il mondo con un sorriso. ma è un sorriso triste, come la faccia della luna riflessa nel pozzo, non esiste. ecco, nel tuo natale, fuggita da una guerra, lontana dalla tua città, straniera mi chiedo se ci sia un perché. un valido perché che non esiste, ormai demolito con i muri della tua casa. stringo le mani fredde, nella neve tuffo un ultimo sputo di disgusto​, pensando a te e agli altri, che come te, sono rimasti soli. sapendo che il mio pensiero, e il mio disgusto, nulla può. eccheccazzo

onde

non esiste un porto sicuro per le tue vele. solo anfratti, di rocce taglienti. ma dai quali puoi scorgere il sole lambire, all’alba, la spuma bianca delle onde. le stesse onde che cullano il tuo scafo ferito. accarezzandolo, eccheccazzo.

fasi alterne

– ma tu mi hai amato?

– si, a fasi alterne, del resto, anche tu mi hai amato cosi.

– ma, perché dici così?

– perché l’amore è sempre incostante, a fasi alterne. altrimenti non è amore, è follia. certo che la follia è bella, dura poco. solo poi, forse, diventa amore, eccheccazzo

domani

quanto piccole sono queste mie miserie,

che in questi giorni mi fanno impazzire,

se paragonate alle molte tragedie.

nizza è morta.

oggi solo questo.

domani, forse.

lasciamo a domani le riflessioni sociologiche, eccheccazzo…

run

ho visto la gente correre, cercando riparo.
non c’è colore, anima o sesso.
solo la stessa, disperata, paura.
immagino l’odore, acre, del tritolo.
immagino il boato nelle orecchie, e il fischio persistente, dopo. e poi, prima che sia passato, ancora e ancora.
sento il crepitio arrabbiato delle armi automatiche.
e le grida di dolore, e il loro inesorabile affievolirsi.
è successo ovunque, e ovunque è come se fosse qui.
è successo ieri, e ieri ancora, è come se fosse adesso. e domani.
non posso che dire, tristemente, eccheccazzo…